I barbari e il feudalesimo
I barbari e il feudalesimo



Quando Roma fu colpita da invasioni barbariche, non si sa quale popolazione straniera abbia occupato il territorio di Riano, in quanto mancano documenti per poter ricostruire la storia. Nel 409 con Alarico e nel 455 con Gensenico le campagne nei dintroni di Roma furono saccheggiate e incendiate. Caduto l'impero romano d'occidente nel 476, si ebbero guerre tra i Goti e i Greci e per 20 anni Roma e le sue campagne circostanti furono esposte a lunghi assedi. cessata la guerra dei Goti vennero i Longobardi che nel 593 si sparsero nei dintorni di Roma commettendo ogni genere di delitto. Questa barbarie ebbe fine nel 774 e gli unici difensori di Roma in questo lungo periodo erano stati papi come Gregorio Magno e Leone III che incoronò Carlo Magno imperatore nell'800. Ma dopo Carlo Magno e sino alla fine del IX secolo ricominciarono i disordini e le stragi. Vennero poi i Saraceni a completare l'opera di barbara distruzione di Roma e delle sue campagne.Da questi disordini nacque il feudalesimo; lmenter la civiltà romana era basata sul concetto di stato e di proprietà assoluta, nella civiltà feudale esisteva solo una classe di possidenti che esercitava il diritto di sovranità. Chi sia stato il primo feudatario di Riano non si sa con certezza. Il primo documento è del 1151 ed in esso si afferma che il castello apparteneva a Guido dei Borboni figlio di Leone; ma il 7 aprile 1151 i figli di guido, avendo ottenuto in possesso il castello lo trasferirono a titolo di eredità e di locazione al papa Adriano IV. Il papa a sua volta ne trasferì il possesso ai monaci Bendettini di S. Paolo fuori le mura. all'inizio del XIII secolo Riano apparteneva a detto monastero, ma il possesso non rimase pacifico perchè il principe Stefano Colonna, signore di Castelnuovo di Porto, volendo ben definire i confini tra le sue terre e quelle di Riano, non riuscendo a farlo con le buone, nel 1321 assediò il castello di Riano e dopo un anno lo espugnò. Il castello fu distruto e saccheggiato e gli abitanti fuggirono abbandonando case e poderi. L'Abate e i monaci di San Paolo presentarono una istanza ad un alto prelato ed al re di Napoli Roberto d'Angiò affinchè persuadessero il principe Colonna a restituire il castello, ma l'accordo tra i Colonna e i monaci si concluse solo dopo 179 anni e precisamente quando nel 1491 si riuscì a definire i confini tra il territori di Riano e quello di Castelnuovo.Il monastero, ritornato in possesso del feudo di Riano riedificò il castello e le case e per ripopolarlo fece sapere che avrebbe concesso abbondanza di terre ai nuovi abitanti. Poiché il monastero non era in floride condizioni economiche, nel 1527 lo vendette a Luigi Gaddi ed al fratello cardinale Taddeo per 29.000 scudi d'oro. I Gaddi lo possedettero per 33 anni ma del loro possesso non è rimasta alcuna traccia nel paese.Il 22 settembre 1571 per 100.000 scudi d'oro lo vendettero alla famiglia Cesiche lo mantenne per se per 140 anni lasciando in ricordo il convento dei Frati Cappuccini. Federico, Pier Donato e Francesco Cesi il 16 febbraio 1710 lo cedettero a Francesco Maria Ruspoli per il prezzo di 219.000 scudi. I Ruspoli lo godettero per oltre un secolo eseguendo in esso opere durature come la fonte di acqua fresca e perenne, le mura di cinta e l'unica porta di entrata ed uscita cel castello, che tuttora esiste. La famiglia Ruspoli lo vendette alla famiglia Boncompagni Ludovisi, principe di Piombino, nel 1818 per la somma di 120.000 scudi d'oro. Dal contratto di acquisto, sia il principe Ruspoli che il principe Boncompagni venne esclusa quella parte di territorio che il cardinale Cesi aveva donato ai Frati Cappuccini, ma di cui questi si impossessarono impropriamente. Il principe Boncompagni Ludovisi inizialmente diede il vasto territorio in affitto a dei mercanti che sfruttavano l'opera dei rianesi. Rimasto erede, il principe Don Francesco, licenziati i mercanti, prese a coltivarlo direttamente. Entrata in vigore la legge dello scorporo con le quali la terra dei latifondisti veniva divisa tra i contadini, il principe Don Francescone cedette parte all'Ente Maremma e parte la vendette a lotti a privati, riservando per se i poderi di Procoio Vecchio e i Casini.